LETTERATURA E TEATRO

PIRANDELLO IN LINGUA SICILIANA

condotto da

ORAZIO TORRISI

   dal 06 al 10.07.2015

   Teatro Vitaliano Brancati Catania

Laute und Lautentwicklung der Mundart von Girgenti.
Ovvero "Foni ed evoluzione fonetica del dialetto di Girgenti"

Con una tesi intitolata proprio così, si laurea a Bonn nel 1891, Luigi Pirandello, figlio del Caos, così come lui stesso amava definirsi, essendo nato a Girgenti (l’odierna Agrigento) in contrada Càvusu. « Io son figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta realtà, perché son nato in una nostra campagna, che trovasi presso ad un intricato bosco denominato, in forma dialettale, Càvusu dagli abitanti di Girgenti, corruzione dialettale del genuino e antico vocabolo greco "Kaos". »

Questo legame così fitto e viscerale tra il drammaturgo agrigentino e la sua terra, che non è, (attenzione!) la Sicilia prodotto d’esportazione, la Sicilia stereotipata dei coltelli verghiani, dell’onore macchiato che solo col sangue si può lavare, ma è bensì una terra che si affaccia alla modernità e ne resta abbagliata, è la terra di una classe contadina offesa e muta, è la terra degli emigranti che non ritorneranno, terra Mater che trasuda sentimenti, umoristica e umorale piena di contraddizioni e superstizioni, questo legame, dicevamo, si riversa appieno diventandone il vero fulcro, in quella parte della produzione pirandelliana in lingua siciliana che è l’argomento centrale che in questa settimana si dibatte al Teatro Brancati di Catania all’interno del laboratorio Pirandello in lingua siciliana, uno dei tre momenti di “Una regia trazzera”, programma di laboratori di pratiche teatrali interculturali fondate sulla produzione artistica contemporanea legata alle identità locali, inserita all’interno del Progetto “I Art” di cui il Comune di Catania è capofila.

Per una settimana intera, attori, registi, professori e studenti si sono alternati e si alterneranno ancora sul palco e sulle poltrone del teatro di via Sabotino per discutere a più livelli delle differenze che intercorrono tra le opere in dialetto e quelle in lingua del premio Nobel Agrigentino. Spunti di riflessione interessanti sono già venuti fuori dai racconti di artisti come Tuccio Musumeci e Miko Magistro, sollecitati da una incalzante Carmelita Celi, i quali hanno evidenziato quanto diverso sia l’approccio ad un testo di Pirandello in lingua rispetto ad uno in dialetto, con riferimenti al Pensaci Giacomino! di Salvo Randone e a quello di Angelo Musco, proiettati entrambi e confrontati perché proprio dall’incontro e dal confronto nascono le intuizioni più interessanti.

Piacevolissimi anche gli interventi di altri due Maestri del teatro come Gianni Salvo e Romano Bernardi. Il primo ha posto l’attenzione sullo spazio fisico e metafisico che in Pirandello ha il compito di parlare allo spettatore e di introdurlo testa e piedi nell’opera, senza venire meno, mai, alla sua realitas. Il secondo, straordinario scrittore e regista ha raccontato la sua messa in scena de A birritta cu’ i ciancianeddi. Secondo Bernardi e anche gli altri componenti della compagnia il motivo del successo è da ritrovarsi nel fatto che il pubblico troppo abituato a Il berretto a sonagli ha apprezzato moltissimo le novità di questo primo copione molto più sanguigno e genuino del suo corrispondente italiano.

La visione dei filmati e in particolare la lettura interpretativa di vari testi fra cui anche A birritta e Pensaci Giacomino!, momento principale dei laboratori, hanno interessato i partecipanti e al contempo fatto nascere nuovi argomenti di discussione e confronto. Le rappresentazioni muschiane di Pirandello saranno sicuramente argomento di dibattito dei prossimi giorni, nei quali prenderanno parte al laboratorio Enzo Zappulla e Sarah Zappulla Muscarà, due tra i massimi esperti dell’argomento.

Orazio Torrisi

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