LETTERATURA E TEATRO

SHAKESPEARE IN SICILIA

condotto da

NICASIO ANZELMO

   dal 13 al 17.07.2015

   Teatro Vitaliano Brancati Catania

“Molto rumore”, com’è giusto che fosse, ha prodotto il terzo appuntamento, organizzato dall’Associazione Città Teatro di Catania al Teatro Brancati, di “Una regia trazzera”, programma di laboratori di pratiche teatrali interculturali fondate sulla produzione artistica contemporanea legata alle identità locali, inserita all’interno del Progetto “I Art” del Comune di Catania.

I primi due appuntamenti, “Cechov e il verismo siciliano” e “Pirandello in lingua siciliana” hanno riscosso grande interesse tracciando la strada a quello che probabilmente può essere considerato il momento più difficile del progetto, “Shakespeare in Sicilia”. Molto rumore, appunto, perché la tematica così scottante ha creato un dibattito quanto mai acceso sulla possibilità di una messa in scena dei testi del Bardo nella lingua a noi più familiare, il dialetto siciliano, che si è manifestato anche e soprattutto nelle pratiche laboratoriali realizzate nelle giornate di lavoro.

Il regista Nicasio Anzelmo, direttore del Calatafimi Segesta Festival Dionisiache, ha presentato il laboratorio shakespeariano ponendo l’accento sull’importanza della traduzione, che deve essere di alto livello qualitativo, precisando comunque quanto la messa in scena sia il passaggio decisivo per qualsiasi spettacolo. Nel caso di Shakespeare, pertanto, è di fondamentale importanza la qualità del regista e degli attori che devono essere consci di ciò che vogliono rappresentare. I sottotesti in Shakespeare sono le fondamenta, il punto di partenza, il messaggio che deve arrivare allo spettatore. Nel passaggio dall’inglese a un’ altra lingua, alcune componenti della scrittura di Shakespeare, come le assonanze e le parole onomatopeiche, ad esempio, si perdono; ma la messa in scena ha l’obbligo di ovviare a queste mancanze.

A riguardo, sono stati recitati dai partecipanti alcuni pezzi di “Sogno di una notte di mezza estate” dei quali il regista forniva le chiavi di lettura spiegando i profili psicologici dei personaggi e puntando l’attenzione sul sottotesto, appunto, sulle battute non dette che spesso giustificano gli atteggiamenti dei personaggi. Il professore e giornalista Sergio Sciacca ha espresso un parere favorevole all’uso del dialetto, ricordando le grandissime potenzialità espressive e poetiche che la nostra lingua ha dimostrato di avere e ribadendo al tempo stesso l’importanza di una traduzione che rispetti i registri stilistici shakespeariani.

Il dibattito, poi, ha fornito vari spunti interessanti, dalle osservazioni su Otello nella versione di Luigi Lo Cascio a Troppu trafficu ppi nenti di Camilleri e Di Pasquale. Ed appunto il regista Giuseppe Di Pasquale, direttore del Teatro Stabile di Catania, ha preso parte a una delle giornate, raccontando come nacque l’idea del “Troppu trafficu ppi nenti,” versione siciliana di “Molto rumore per nulla” e spiegando che lo scopo della riscrittura della commedia insieme con lo scrittore Andrea Camilleri fu inventare una lingua, mescolando il lessico di vari dialetti siciliani del XV, XVI, XVII secolo.

Per dimostrare ciò, Di Pasquale ha utilizzato una registrazione video di “Troppu trafficu ppi nenti” che, commentata insieme con alcuni interpreti e con i partecipanti ai lavori, ha consentito una vivace e dinamica pratica teatrale. Infine, una travolgente Guia Jelo ha coinvolto i partecipanti in un’attività di laboratorio e sperimentazione vera e propria, facendo recitare varie parti di “The Taming of the Shrew” ovvero La Bisbetica domata, provando anche, simultaneamente, a tradurre in dialetto le battute per evidenziare la difficoltà di tale operazione.

Alla fine degli incontri, non si è arrivati ad un’opinione univoca sull’opportunità di tradurre Shakespeare in lingua siciliana ma ci si è certamente arricchiti di nuovi strumenti cognitivi ed interpretativi. E, ascoltando pareri contrastanti, si è giunti alla consapevolezza che mettere in scena i testi del poeta di Stratford-upon-Avon in lingua siciliana significa percorrere una via tortuosa ma straordinariamente affascinante, una “regia trazzera”. D’altronde rinunciare a priori a questa operazione può comportare più rimpianti che rimorsi. Forse è lo stesso Shakespeare a fornirci uno spunto di riflessione sull’argomento, in “Misura per misura” scena IV:“I nostri dubbi ci tradiscono e impedendoci di affrontare la battaglia ci precludono sovente i dolci frutti della vittoria.”

Nicasio Anzelmo

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